Biografia

L’inizio.
1990. Agosto. Parigi, Marais. Una libreria, una qualunque.
Entro. Sfoglio e accatasto libri, libri qualunque.
C’è della letteratura, c’è dell’arte e c’è dell’Arte.
Più in là uno scaffale, Fotografia.
Leggo un titolo, poi un nome: Ernst Haas. Osservo. Guardo.
Torno indietro di qualche pagina. Riprendo con più attenzione. Colori. Foglie. Auto in corsa. Cavalli. Metropoli.
Una vita passata ad osservare, a fotografare.
C’è tutto.
La quintessenza dell’Arte fotografica.
Decido che quella è la svolta, il cambio di direzione.
Come Haas ho lo stesso desiderio, lo stesso bisogno, la stessa urgenza di voler condividere delle immagini, di volerle incorniciare.
Spazi di vita che passano davanti agli occhi, composizioni naturali che son lì, pronte ad essere prese e fermate per sempre.
Da allora non ho più cambiato, sto dalla parte dell’espressione, libera possibilmente.
Qualcuno mi ha detto che c’è un problema etico a quel punto, di storie di confini.
Tipo: non si può essere liberi davvero senza invadere qualche territorio altrui. Mi chiedo se non siano solo dettagli, paure aprioristiche, pisciate contro i muri per tracciare perimetri o alzare barriere, per evitare di doversi confrontare, o peggio, accettare mestamente qualche discutibile dogmatismo.
Non sono contro ma per. Non sto di qua o di la, su o giù, alla peggio sto in alto, al riparo da giudizi sommari, nel limbo di chi non si occupa. Non mi interessa la critica asfittica, anche se comprendo che ci debba essere, preferisco il confronto e la condivisione. Nemmeno le etichette, meglio la commistione di gusti e tematiche, con un po’ d’equilibrio semmai.
Ho letto un pensiero di Toscani che dice: se non sei eccessivo, se non sei estremo sei mediocre. Lo stesso Mario Merz diceva: essere eccessivo è arte, essere normali no.
È vero, l’Arte la fai quando stai a quelle latitudini.
Ma io credo altresì che nel nostro mondo valga tutto e il contrario di tutto. Non esiste verità assoluta nell’arte, e quindi nella fotografia, di certo non una omologabile per tutti.
Ma proprio perché Arte è massima libertà d’espressione allora non c’è bisogno di essere agli antipodi, si può essere se stessi senza dare troppo peso alle regole.
Trovo interessante il pensiero di Tom Robbins che dice: …è la lettera tra la A e la B, il numero intero tra 1 e 2. Quello è il luogo più significativo dove artisti e cercatori di verità possono ritrovarsi.
Infatti, non esiste un luogo pret-a-porter di facile accesso per tutti. Quelli son spazi riservati per chi ha il pass sensibile, per chi vuole esprimersi a livelli differenti, una lingua comprensibile solo a chi la possiede.
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Credits, in dis-ordine sparso
Alla mia Grande Famiglia, fatta di tutti perché tutti hanno contribuito al mio essere oggi, e a tutte le persone che sento vicine e hanno alimentato la mia felicità in questi anni… anche a quelli che per un motivo o per l’altro sono spariti.
A Patrizia per aver tollerato tutto
A Mariella per la cultura che, grazie a lei, in famiglia non manca
Alla grazia e alla delicatezza di Giorgio Prevedi per l’essenza del mio sapere fotografico, in suo ricordo
A Massimo Giugia per l’iniziazione al mondo dell’arte
In memoria di Carlo Cassine per il coraggio che mi ha lasciato in eredità, il coraggio di combattere e quello, a volte, di sopravvivere
A Vanni per gli spintoni reciproci, le pacche sulle spalle e le tante parole
A Silvia e Mauro per aver realizzato questo progetto
A Luca Tedeschini  per un elenco di cose, nostre
A Claudio Tizzani uno degli ultimi sognatori
A Giacomo Aldè per la precisione e le regole, prima ero un fotografo vandalo e bandito, un guitto dell’immagine
A tutti gli Amici, tanti, che hanno condiviso sogni e speranze, che hanno contribuito al mio essere migliore, ogni giorno di più. Berse, la Ross, Massy, Olly, Mike and family, Cla, Laura, Luke, la Sonia e i ragazzi di AnM, e a Tere per la bellezza interiore e per non essere mai tra le righe.
Alla Società Fotografica Subalpina per le opportunità che mi ha fornito. E alle nuove leve, dalle quali apprendo ogni giorno un po’ di freschezza
Ai Maestri Haas, HCB, Klein, Bolondi, Olaf, Goldin, Höfer, Pollock, Wyeth, Richter, Baricco, McCarthy, De Luca, Inarritu Gonzales, Bukowski, Waits e altre centinaia per avermi fatto commuovere e per aver creato immagini nella mia mente, quelle che poi ho cercato di tradurre in fotografia in questi anni
A “Madiba” e Muhammed Alì per l’esempio
All’India
Al Maestro Franco Negro con il quale ho condiviso l’Arte, la Sua, e delle fantastiche bevute nel suo studio
Ad Andrea, perché lei è il futuro
(cercami su it.blurb.com inserendo Enzo Pertusio, troverai le mie pubblicazioni “ALTROVE” e “TRATTOGRAFIA”)
enzo
Torino, ottobre 2012

 

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